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museo cappucciniminiMUSEO DEI CAPPUCCINI E LA BELLEZZA DELLE TELE DI FRA' STEFANO DA CARPI

Il giorno Giovedì 19 Febbraio 2015, quattro studentesse del Liceo G. Chierici, Rastelli, Taglini, Tirelli, Torreggiani sono andate a fare una visita guidata al Museo dei Cappuccini di Reggio Emilia per il progetto Beni culturali – Beni dell'Umanità .

Frate Paolo ci ha illustrato il museo. Egli ci ha spiegato che:"A ottant'anni dalla sua costituzione, nel 1927, e dopo un periodo di chiusura, il Museo dei Cappuccini di Reggio Emilia ha riaperto nel 2007 in una sede ristrutturata, con un nuovo ordinamento, frutto di ripensamenti sulla sua storia e sulla sua funzione, in un'accezione dinamica che interagisce con altre strutture museali dell'Ordine. Tieelli, rastelli, torreggiani,

Numerose sono le tappe della vicenda museale delle collezioni dei Cappuccini di Reggio. Sebbene non ancora secolari, queste hanno contribuito con specifica fisionomia a integrare un articolato sistema espositivo cittadino nell'affiancamento agli istituti culturali comunali delle Raccolte naturalistiche ed etnografiche di Lazzaro Spallanzani, della Galleria Fontanesi e della Galleria Parmeggiani, cui si è aggiunto dal dicembre 2006 il Museo diocesano, allestito presso la cattedrale.

Storicamente, l'apertura agli aspetti etnografici e antropologici, tratto caratterizzante delle prime collezioni confluite nel convento, è all'origine del Museo nel 1927. insieme con l'istituzione del Collegio Missionario "San Giuseppe da Leonessa" per la formazione dei giovani religiosi destinati alle missioni in Turchia.
Prodotti dell'artigianato e oggetti d'arte delle terre balcaniche, curiosità naturalistiche e scientifiche, vengono ordinate da padre Domenico Manfredini da Montecuccolo.
Con il passare del tempo, a quelle testimonianze etnografiche si aggiungono oggetti di culto del convento reggiano caduti in disuso o comunque sostituiti, ma avvolti da un'aura di sacralità derivante dalla loro funzione. Tali nuclei collezionistici costituiscono un significativo polo di aggregazione per manufatti artistici anche eterogenei, di altre comunità religiose.

Il terzo piano del Museo dei Cappuccini di Reggio Emilia ospita l'esposizione permanente di diverse opere.

Alcuni dipinti di soggetto sacro meritano di essere particolarmente segnalati per la loro importanza storico-artistica, come la pala d'altare con San Francesco in preghiera davanti al crocifisso diBartolomeo Passerotti (1529-1592), un tempo nella chiesa cappuccina, oppure la bella tela con la Sacra Famiglia con san Giovannino e il matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria del bolognese Camillo Procaccini (1561-1629), caratterizzata dallo stile addolcito dei primi anni lombardi. Il gruppo di opere più appassionante, oltre che coinvolgente sul piano emotivo, è quello prodotto dal pennello dei pittori cappuccini e tra questi troviamo il veneto Paolo Piazza (1560 - 1621), educato nell'ambiente di Tintoretto e poi entrato nella schiera dei Cappuccini con il nome di fra Cosmo da Castelfranco; pittore di fortune europee, amato dall'imperatore Rodolfo II a Praga e poi da papa Paolo V a Roma, chiamato a Reggio nel 1609 dal vescovo Claudio Rangoni per la decorazione della cappella di famiglia posta in testa alla navata destra della cattedrale. Della sua attività per i confratelli reggiani non restano che le due tele con la Madonna annunciata e l'Angelo annunciante.

Il nucleo compatto di dipinti che caratterizza la Pinacoteca cappuccina è certamente quello eterogeneo del carpigiano Giuseppe Barnaba Solieri (1710-1796), pittore, scultore e incisore entrato nella Religione cappuccina nel 1736 con il nome di fra Stefano da Carpi, al quale gli studi di padre Raffaele Russo hanno restituito il pertinente apprezzamento critico; personalità artistica tra le più importanti e bizzarre del secolo per l'ingenuità delle espressioni, le soluzioni inventive, la sensibilità, la verve narrativa contagiata dal naturalismo di Giuseppe Maria Crespi, che predispone a una partecipazione.
Non si possono dimenticare i dipinti eseguiti per la chiesa e per il convento reggiano, il più antico dei quali, quello con il Trionfo della croce del 1749, attualmente collocato al centro dell'abside, che tratta il tema cui è dedicata la chiesa, impostata secondo impostazione prospettica che guarda ai modelli veneziani di Piazzetta e di Tiepolo.

L'esposizione permanente del Museo ha 15 opere di fra Stefano da Carpi, tra le tele della tarda maturità, che coincidono con gli anni del soggiorno del frate nel convento reggiano. Meritevoli di nota sono: il Miracolo di San Felice da Cantalice del 1780 circa, dove la quotidianità è un evento straordinario all'interno di una cornice scenografica, di una veduta d'angolo poi San Serafino da Montegranaro, già segnalato nel 1781 e Gesù Bambino che appare a san Lorenzo da Brindisi firmato e datato 1786, che commuove per l'affettuoso dettaglio del putto con le mani timidamente tese verso il barbone del vecchio frate. (link immagine)

Fonte info:
Sitologia: www. Museo dei Cappuccini Reggio Emilia.it